11 Marzo, 2020


Il deep e il dark web per giovani e giovanissimi sono una realtà tutt’altro che sconosciuta, alcuni di loro dichiarano di averne avuto esperienza diretta, altri di conoscere persone, maggiorenni o più spesso altri minori, che lo frequentano. Il digitale è quindi un nuovo ambiente di prossimità per chi si occupa di conusmo di sostanze.

Questo è il quadro che emerge dallo studio intervento del progetto “INDiCi– Intervento per le Nuove generazioni Digitali Consapevoli e informate“, che ha sottoposto un questionario a 1100 tra ragazze e ragazzi delle scuole di Bologna, tra gli 11 e i 20 anni, ed altri completati online sul territorio nazionale. Il progetto, gestito da Open Group, in partnership con l’Istituto di Fisiologia clinica di Pisa (CNR), l’associazione ASA, Forum Droghe e CNCA, ha presentato i primi risultato nel web incontro di giovedì 5 marzo.

Il Convegno, inizialmente previsto nella Sala Farnese di Palazzo D’Accursio, si è svolto con la quasi totalità degli ospiti in collegamento streaming, mostrando come le competenze digitali possano essere di aiuto nei momenti di difficoltà, com’è l’attuale situazione di emergenza sanitaria. In apertura si sono succeduti gli interventi della responsabile UI Salute e città sana del Comune di Bologna Cristina Zambon e di Franca Francia, responsabile regionale dello sviluppo della programmazione e delle attività in tema di dipendenze patologiche, che ha mostrato gli interventi che la Regione Emilia Romagna ha in campo sui temi delle dipendenze e di come questi siano mutati negli ultimi decenni.

La ricerca intervento

Il digitale offre una dimensione di tridimensionalità al triangolo spesso usato per descrivere il comportamento legato al consumo di sostanze: è la proposta interpretativa di Claudia Iormetti, responsabile innovazione di Open Group. Il triangolo “set, setting, drug” diventa un prisma: il digitale infatti può essere inteso come oggetto della dipendena (drug), come canale o come ambiente. I ragazzi, coinvolti nei focus group hanno mostrato di essere incuriositi dall’ambiente più profondo del web, deep e dark web, pur con il timore di rimane in qualche modo prigionieri di meccanismi che non sono ancora chiari. Non hanno, ha spiegato infatti Ilaria Pietrafesa di Open Group, una chiara conoscenza degli aspetti legali dell’ambiente deep e dark web.

Antonella Camposeragna di Forum Droghe ha mostrato alcuni studi scientifici sui forum di discussione dedicati al dark web, la tipologia di sostanze e l’analisi dei cryptomarket. CNR grazie alla sua esperienza di ricerca sul tema ha elaborato uno strumento di indagine specifico per il progetto e capace di coniugare le istanze di un indagine con un linguaggio adatto al target (l’intervento di Sonia Cerrai del CNR IFC). L’eleborazione dei questionari del progetto Indici è stata curata da Codici, Cecilia Pennati li ha presentati e commentati nel convegno mostrando come una maggiore propensione al rischio può essere vista anche come una maggiore propensione all’uso di ambienti digitali come il deep e il dark web.

L’associazione ASA, con il suo presidente Stefano Bertoletti, ha mostrato l’evoluzione del pogetto Sostanze.info dove i consumatori, spesso giovanissimi, possono confrontarsi e cercare informazioni, anche riguardanti la salute o di supporto psicologico. Il web in questo caso facilita la condivisioni di informazioni e dubbi che in altro contesto potrebbero far temere ripercussioni legali. L’ntervento del giornalista Alessandro De Pascale ha mostrato anche il lavoro di ricerca sul deep e dark web, con una serie di articoli dedicati a “la faccia oscura del web”.

Il contesto europeo

Il convegno ha dato spazio anche ad alcuni interventi di realtà europee. Marica Ferri, del European Monitoring Centre for Drugs and Drug Addiction di Lisbona, ha mostrato alcune ricerche mettono in risalto la relazione fra rete e il consumo delle sostanze. La rete può essere in questo senso luogo di acquisto e condivisione di esperienze, oggetto stesso di dipendenza, possibile associazione con uso di sostanze per migliorare la performance, ma anche luogo di ricerca di informazioni o di un primo contatto con possibile aiuto, oppure arena per ricerche.

Cedric Pascal Charvet, De Regenboog, da Amsterdam ha mostrato come il web può essere utilizzato per sensibilizzare i consumatori, senza creare allarmismi, se chi produce l’informazione è autorevole e scientifico. L’esempio raccontato da Charvet, che ha ricevuto molta attenzione e messaggi anche dalle persone collegate in diretta online con l’incontro, riguarda un’app mobile di alert e monitoraggio delle sostanze, ma ovviamente trova terreno di applicazione dove il consumo di sostanze non è illegale. Lo stesso olandese, al contrario, ha raccontato di come in Russia gli operatori per la riduzione del danno devono ricorrere al dark web attraverso gli stessi metodi per la consegna di droga, per diffondere materiale informativo, preservativi o strisce per la rilevazione di presenza di Fentanyl.

Da Barcellona è arrivato l’intervento di Doctor X, dott. Ferdinando Caudevilla, che ha mostrato il proprio lavoro di presenza all’interno di forum del dark web, fin dal market di Silk Road e di quali siano gli aspetti positivi ma anche negativi di un intervento di questo tipo.

Scarica:

I materiali degli esperti che hanno partecipato al seminario 

Altro:

Giovani, sostanze e dark web 



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