17 gennaio, 2017


Capita spesso che, dopo aver cercato una lavatrice su Google, Facebook ci segnali continuamente link utili di elettrodomestici. Utilissimi, soprattutto per chi vive nella costante indecisione su cosa comprare,  allora avviene che quella lavatrice si trasformi in una lavatrice-asciugatrice e poi, andando a spulciare meglio, diventi aspirapolvere e poi un ferro da stiro e poi ti ritrovi carrelli virtuali pieni e, dopo averli svuotati, ricominci. Un disastro.

E’ il disastro creato dai filtri. Hai manifestato un interesse per? Ok, ti segnaliamo tutto quello che potrebbe riguardare quell’argomento.

Vi evitiamo il racconto di chi presta il proprio pc al resto della famiglia e allora succede che la tua lavatrice si ritrova a cantare Fedez mentre fa buchi nel muro con un super moderno trapano.

Filtri- interessi – argomenti connessi. Ma cosa comportano?

Il servizio che le aziende virtuali offrono per facilitare la navigazione degli internauti dove ci sta portando?

La chiamano filter bubble. Uno strumento, dicevamo, di facilitazione che si sta trasformando in una sorta di “gabbia di filtri”.
Un’isola di sole notizie gradevoli, attinenti ai nostri interessi e conformi alle nostre convinzioni, che lascia sempre meno spazio a punti di vista diversi e a incontri inaspettati, limita la scoperta di fonti di creatività e innovazione, e restringe il libero scambio delle idee. Un’invisibile e inquietante rivoluzione che distorce il nostro modo di apprendere, conoscere e informarci, fino a stravolgere la formazione dell’opinione pubblica e il funzionamento della democrazia. Lo dice Eli Pariser nel suo libro Il Filtro, pubblicato già nel 2011.

Parisir  ci spiega come internet, per far fronte alle esigenze di monetizzazione dei colossi web, si stia avvitando su di sé. Sbircia nei segreti di server farm, algoritmi, imprenditori fanatici e analisti della guerra dell’informazione; indaga le conseguenze dello strapotere delle corporation nell’era digitale; infine, indica nuove strade che permettano alla Rete di mantenere le sue promesse libertarie di cambiamento.

Abbiamo deciso di capirci qualcosa in più e vi terremo aggiornati, nel mentre vi lasciamo un chiarissimo speech di Eli Pariser del lontano 2011.

Siamo nel 2017 e forse ci siamo persi qualcosa.

 



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